C’è un punto preciso, tra il Tevere e la via Flaminia, dove il tempo sembra rallentare.
È qui, a Otricoli, che nasce Cantina Otricolaia: una microcantina da appena 1500 bottiglie l’anno, ma con un’ambizione molto più grande.

In questo incontro con Fabrizio Padua, ingegnere elettronico e vignaiolo per passione, emerge una tensione affascinante:
da un lato il mondo digitale, fatto di controllo e previsione;
dall’altro la vigna, dove domina l’imprevedibilità della natura.

Il risultato è un progetto unico:

  • vitigni autoctoni scelti anche in risposta al cambiamento climatico
  • un terreno vulcanico ricco di storia e minerali
  • lavorazioni interamente manuali
  • uso intelligente dei dati climatici e modelli AI
  • tempi lunghi, lunghissimi, che restituiscono profondità al vino

Il rosso riposa almeno 4 anni, il bianco sorprende per struttura e identità.
Ogni bottiglia è numerata, quasi fosse una lettera scritta a mano.

Otricolaia non è solo una cantina.
È un dialogo continuo tra uomo, tecnologia e natura.

E forse è proprio questo che rende il vino… qualcosa di impossibile da replicare.

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