Il Pigato è uno di quei vini che non cercano scorciatoie. Va capito, ascoltato, assaggiato con calma. In questa degustazione di AcinoNobile, Dario e Mauro affrontano per la prima volta una recensione dedicata a questo vitigno autoctono della Liguria, spesso messo a confronto con il Vermentino, ma capace di esprimere una personalità distinta e affascinante.
Il vino arriva da Laura Aschero, storica realtà ligure oggi guidata da Marco, Carla e Bianca Aschero, che portano avanti l’eredità di famiglia con rispetto e coerenza. La cantina si trova a Ponte d’Assio, in un palazzo antico affacciato sulla piazza centrale del paese, mentre i vigneti sono coltivati in condizioni di viticoltura eroica: terrazzamenti, forti pendenze, vendemmia manuale e un enorme dispendio di energie che si riflette direttamente nel calice.
Il Pigato viene spesso considerato un “parente stretto” del Vermentino, tanto da far pensare a un’origine comune. Tuttavia, molti viticoltori liguri sostengono che il Pigato sia in grado di offrire maggiore intensità aromatica e profondità. E questo vino ne è una conferma. Al naso colpisce subito per le sue note floreali, che ricordano un mazzo di fiori bianchi appena sbocciati, accompagnate da sentori fruttati di pesca bianca e leggere sfumature agrumate.
In bocca il sorso è equilibrato, fresco e scorrevole, con una gradazione alcolica contenuta, intorno ai 12°, che ne esalta la bevibilità. È un vino che non stanca, anzi invoglia al secondo calice, risultando perfetto per una cucina quotidiana ma di qualità. Gli abbinamenti sono versatili: primi piatti semplici, piatti di pesce, specialità liguri. Oltre alle classiche paste al pesto, dalla cantina suggeriscono un accostamento meno scontato ma molto interessante: le triglie alla livornese.
Questo Pigato rappresenta un ottimo punto di partenza per chi vuole avvicinarsi ai bianchi liguri e scoprire un territorio complesso, faticoso ma ricchissimo di identità. Un vino che non urla, ma racconta. E che trasforma la curiosità in passione, un sorso alla volta.