Ci sono vini che confermano le aspettative.
E poi ci sono vini che le mettono seriamente in discussione. Questo Prosecco firmato Giusti Wine appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Giusti Wine è un nome che, per molti appassionati, è sinonimo di grandi vini rossi. Rossi strutturati, longevi, identitari. Proprio per questo l’incontro tra Mauro di AcinoNobile e Gabriele di Giusti Wine davanti a una bottiglia di Prosecco diventa subito interessante: qui non si tratta di “fare uno spumante”, ma di dimostrare fin dove può arrivare l’uva Glera quando viene interpretata con visione e rigore.

Questo progetto è stato premiato come Master nella categoria Prosecco, un riconoscimento raro, assegnato non a una singola annata ma all’intero percorso produttivo e umano che sta dietro al vino. Un premio che valorizza la capacità di scoprire e costruire un nuovo stile, piuttosto che inseguire modelli già noti.

La chiave è tutta nella tecnica. Le uve vengono selezionate esclusivamente nella parte nord del filare, quella meno esposta al sole, più fresca e naturalmente più acida. La pressatura è integrale, senza diraspatura, e avviene in atmosfera di azoto per evitare qualsiasi ossidazione e preservare al massimo la componente aromatica. A questo si aggiunge una presa di spuma di 9 mesi, decisamente più lunga rispetto allo standard del Prosecco, che regala profondità, complessità e una sorprendente capacità di evoluzione nel tempo, fino a cinque anni dalla messa in bottiglia.

Nel calice il risultato è immediato ma stratificato: la frutta, tipica della Glera, c’è, ma lascia spazio a note burrose, sentori evolutivi e una cremosità che richiama quasi il metodo classico. La bollicina è finissima, elegante, mai aggressiva. E tutto questo avviene senza l’aiuto dello zucchero: grammatura zero, nessuna dolcezza a guidare il sorso, solo equilibrio tra acidità, corpo e texture.

Non è il Prosecco “facile”, quello da bere distrattamente. Ma non è nemmeno uno spumante austero o estremo. È un vino pensato per chi cerca qualcosa in più, mantenendo però la bevibilità che rende il Prosecco così amato. Funziona come aperitivo, regge tutto il pasto, ma soprattutto parla a chi ha un palato curioso e vuole andare oltre le etichette.

In sintesi, questo Prosecco non vuole piacere a tutti.
Vuole convincere chi è disposto ad ascoltarlo.

E quando una bottiglia finisce troppo in fretta, come succede in questa degustazione, forse l’unico vero difetto è proprio quello:
doverne aprire subito un’altra. 🥂

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