Può un vino bianco resistere nove anni in bottiglia mantenendo freschezza, complessità e precisione aromatica? E quanto incide davvero la tappatura nella sua evoluzione? In questa degustazione comparativa firmata AcinoNobile, Dario e Mauro mettono alla prova due bottiglie identiche di Riesling 2016 prodotte da Ettore Germano, una chiusa con tappo a vite e una con tappo in sughero.

Siamo in Piemonte, territorio noto soprattutto per Barolo e grandi vini rossi, ma capace di esprimere anche Riesling di alto livello, con caratteristiche diverse rispetto a quelli dell’Alto Adige. L’azienda Ettore Germano, con oltre cent’anni di storia e oggi guidata da Sergio Germano, affianca alla tradizione una visione moderna, sperimentando anche sul tema delle chiusure.

Nel confronto diretto, il colore dei due vini è sorprendentemente simile, segno di una tenuta straordinaria nel tempo. Al naso e al palato emergono però sfumature interessanti: il Riesling con tappo a vite mostra una freschezza quasi impressionante, che rende difficile credere all’annata 2016, mentre quello con tappo in sughero conserva profumi evoluti di grande fascino, dimostrando quanto la qualità del vino di partenza sia decisiva.

Il classico sentore di idrocarburo, tanto amato nei Riesling maturi, risulta più evidente nella versione a vite e leggermente attenuato in quella a sughero, senza però perdere eleganza o profondità. Entrambi i calici raccontano un vino ancora perfettamente vivo, capace di emozionare e di sfidare molti luoghi comuni sulla longevità dei vini bianchi.

Questa comparativa non decreta un vincitore assoluto, ma offre una lezione chiara: quando il vino è grande, il tempo non lo spaventa. E che si tratti di tappo a vite o di sughero, la differenza la fa sempre il lavoro in vigna e in cantina.

Un’esperienza rara, didattica e affascinante, che conferma il Riesling piemontese come una realtà da seguire con attenzione e rispetto.

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